Alle imprese della ZES Unica viene riconosciuto solo il 60,3811% del credito d’imposta richiesto. È quanto stabilito dal provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate del 12 dicembre 2025 (Prot. n. 570046/2025 e n. 570047/2025), che ha determinato il coefficiente di riparto a fronte di richieste superiori alle risorse disponibili.
Il credito d’imposta riguarda la ZES Unica, la Zona Economica che comprende le regioni del Mezzogiorno – Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia – che nel corso del 2025 è stata estesa anche alle aree del cratere sismico di Marche e Umbria, con l’obiettivo di sostenere la ripresa economica dei territori colpiti dal sisma.
Le percentuali effettive:
Nel dettaglio, l’Agenzia delle Entrate ha stabilito che:
Credito d’imposta ZES Unica fruibile: 60,3811% dell’importo richiesto
Settore agricolo e forestale (PMI): 15,2538%
Settore agricolo e forestale (grandi imprese): 18,4805%
Pesca e acquacoltura: 100%

Numeri che stanno alimentando un forte malcontento nel tessuto produttivo, in particolare tra le imprese agricole, che vedono ridursi drasticamente un incentivo considerato strategico per sostenere investimenti in un contesto di costi elevati e margini compressi.
Ulteriore delusione dopo quella ricevuta per la misura Transizione 5.0

Questa nuova riduzione arriva dopo la traumatica esperienza della misura “Transizione 5.0”, dalla quale sono state sottratte risorse per circa 4,5 miliardi di euro, lasciando molte imprese senza il sostegno promesso. Per il mondo produttivo, il credito d’imposta ZES Unica rappresenta quindi l’ennesima delusione, che si aggiunge a una lunga serie di annunci non accompagnati da adeguati stanziamenti.

Secondo le associazioni imprenditoriali, il rischio concreto è quello di scoraggiare chi continua a investire e a credere nel Paese, soprattutto nelle aree che avrebbero maggiore bisogno di politiche industriali stabili e affidabili. Le imprese chiedono ora maggiore certezza delle regole, risorse coerenti con gli obiettivi dichiarati e una programmazione che consenta di pianificare gli investimenti senza il timore di continue riduzioni ex post dei benefici promessi.

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