1. Prof. Alvisi, partiamo dalla base: cos’è la Concuranza e perché non è solo un neologismo elegante? 

R: La Concuranza è un protocollo operativo, non poesia. Nasce da una legge fisica: nei sistemi complessi vince chi coopera. Concuranza = competere + concorrere. Competiamo sul valore che ognuno porta. Concorriamo sul destino comune che ci lega. È il superamento del vantaggio competitivo che cannibalizza. Se io vinco e tu muori, domani non ho più mercato. La Concuranza genera valore indivisibile: se cresce il territorio, cresco io.

2. Come si lega la Concuranza all’“agire lento” dei territori? Lo Slow Movement è solo turismo? 

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R: L’agire lento non è lentezza. È tempo giusto. Il mercato finanziario vuole tutto subito: profitto nel trimestre. Il territorio ha il tempo della terra, della fiducia, delle generazioni. Slow Food, Slow City, borghi fragili: sono laboratori di Concuranza. Lì si impara che la reputazione si cucina a fuoco lento. Che un patto territoriale vale più di una campagna ADV. L’agire lento è l’antidoto al cortotermismo che crea diluvio economico e sociale.

3. Reputazione ed etica: perché dice che la reputazione è un asset misurabile e non chiacchiera? 

R: Perché la reputazione è l’anticipo di cassa della fiducia. Se ho reputazione, il cliente mi paga prima, il fornitore mi aspetta, la banca mi finanzia, il talento mi sceglie. Se non ce l’ho, pago tutto cash e subito. L’etica non è un costo. È il moltiplicatore. Un comportamento etico riduce il “rischio sistema” percepito dagli stakeholder. Io lo misuro: nel rating territoriale di Verona abbiamo pesato fiducia istituzionale, patti mantenuti, tempo di pagamento. Etica = riduzione dell’entropia sociale.

4. Lei ha disegnato la strategia di Verona. Cosa insegna un’area fragile che le metropoli non capiscono? 

R: Le aree fragili ti obbligano alla verità. Non puoi bluffare: se manca l’acqua, manca. Se i giovani scappano, scappano. Questo obbliga a patti reali, non di facciata. Verona 2006 ha funzionato perché abbiamo messo insieme competitor: vini, marmo, mobile. Concuranza. Abbiamo protetto il tempo di adozione: finanziamenti per 18 mesi di promozione prima dei ricavi. La metropoli pensa di bastare a sé stessa. L’area fragile sa che o fa sistema o muore. È la lezione per l’Italia intera.

5. Papa Leone XIV ha scritto un’enciclica sull’Intelligenza Artificiale. Che collegamento vede con la Concuranza? 

R: L’enciclica mette al centro un rischio: l’IA senza etica accelera l’entropia. Produce risposte, non senso. Efficienza, non alleanza. La Concuranza è il software umano che dobbiamo installare prima dell’IA. Se l’IA è calcolo, la Concuranza è patto. L’enciclica chiede di non delegare la coscienza. Io dico: dobbiamo progettare Intelligenza Sociale prima di potenziare l’Intelligenza Artificiale. Altrimenti l’algoritmo ottimizza il diluvio.

6. Ha definito l’Intelligenza Sociale un “contrappeso entropico” all’IA. Può spiegare questa formula? 

R: L’entropia è disordine che cresce. L’IA, lasciata sola, massimizza funzioni obiettivo semplici: click, profitto, velocità. Questo disintegra i legami lenti: famiglia, territorio, mestiere, rito. Crea caos sociale. L’Intelligenza Sociale è neghentropia: è la capacità di un sistema di creare ordine, patti, senso, memoria. È concorrenza che genera accordi, non scarti. È l’arca. L’IA è il diluvio di dati. Senza arca, anneghiamo anche con il miglior algoritmo.

7. Concretamente: un’impresa come usa la Concuranza per difendersi dall’IA predatoria? 

R: Tre mosse. 1. Patti di filiera: non farti mettere uno contro l’altro dall’algoritmo di Amazon. Fate Concuranza: listino comune, magazzino condiviso, marchio collettivo. 2. Tempo finanziato: usa credito e equity per difendere i 12-18 mesi che servono al cliente per fidarsi di te e non del chatbot. 3. Reputazione certificata: rendi tracciabile la tua etica. Bilancio di sostenibilità, patti territoriali, welfare. L’IA non può replicare la fiducia costruita nel tempo. Quella è il tuo fossato.

8. Università e spin-off: nel suo lavoro a Barcellona con il Prof. Hilan Chet, cosa avete visto? 

R: Abbiamo visto che l’università che sforna solo paper produce entropia. L’università che fa Concuranza crea impresa. Con Ilan Chet in UFM (Union For Méditerranean) a Barcellona, e per quattro anni con oltre 300 Università e migliaia di imprenditori euro mediterranei, abbiamo costruito ponti su 43 Paesi: lo spin-off non nasce nel laboratorio, nasce nel patto tra ricercatore, territorio e finanza paziente. Se manca uno dei tre, lo spin-off muore di cassa nei primi 24 mesi. Esattamente come il prodotto migliore senza strumenti di credito. La Concuranza accademica è finanziare il tempo di attesa tra scoperta e mercato.

9. Charity e sponsorizzazioni: perché un economista si occupa di beneficenza? Vince La Vita cosa c’entra? 

R: Perché il dono è il prototipo della Concuranza. Con l’Associazione Italiana delle Sponsorizzazioni ho imparato: non esiste marketing senza restituzione. Con Vince La Vita abbiamo trasformato eventi in patti di comunità. Il profitto che non ridiventa patto, genera diseguaglianza. E la diseguaglianza è entropia pura: spacca i territori, li rende fragili. La charity ben fatta è investimento in capitale reputazionale collettivo. È il dividendo sociale dell’Intelligenza Sociale.

10. Chiudiamo con una prescrizione: cosa deve fare un sindaco, un CEO, un cittadino domani mattina? 

R: Il sindaco: mappi i “tempi di attesa” del suo territorio. Quanto ci mette un’impresa a insediarsi? Un giovane a tornare? Poi finanzi quel tempo con patti, non con sussidi. 

Il CEO: apra il bilancio della Concuranza. Accanto a costi e ricavi, metta “capitale di patti” e “debito di fiducia”. Se è in rosso, fermi la produzione e rifinanzi la reputazione. 

Il cittadino: scelga lento una volta al giorno. Compri dal vicino, parli con l’artigiano, difenda un rito. Ogni atto di agire lento è un bit di Intelligenza Sociale che fa contrappeso all’IA. 

Perché dopo di noi, non deve esserci il diluvio. Deve esserci l’arca che abbiamo costruito insieme.

Ringraziamo il Prof. Alvisi per la concessione dell’intervista mentre saliamo sull’arca della Concuranza.