In questo numero:

  • Nasce E.T.E. – European Technology Ethics: presentiamo la nuova iniziativa dedicata alla costruzione di una tecnologia europea fondata su etica, dignità umana e democrazia. Dalla resilienza cognitiva alla sovranità dei dati, fino alle infrastrutture cognitive della democrazia: una roadmap per governare la trasformazione digitale senza rinunciare ai valori europei.
  • In arrivo il Rapporto Autunno 2026 sulla Guerra Cognitiva: anticipiamo il nuovo studio dedicato alla vulnerabilità cognitiva delle società contemporanee. Attraverso il framework CIVIC-EU, il rapporto analizzerà disinformazione, polarizzazione, intelligenza artificiale e resilienza democratica nell’era dell’iperrealtà algoritmica.
  • C.H.A.T. – Il “TRA” umano-AI: nel Thread #5 del laboratorio esploriamo un caso di semiosi inconsapevole emerso dall’esperienza con Opera Cardinal Ferrari, interrogandoci su come il significato emerga nello spazio relazionale tra esseri umani, contesti e intelligenza artificiale.

Cara Lettrice, caro Lettore,

da anni, attraverso le mie attività di ricerca e questa newsletter, esploro i confini sempre più fluidi dell’infosfera e le dinamiche invisibili attraverso cui gli algoritmi e le intelligenze artificiali modellano le nostre vite.

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Oggi siamo di fronte a una svolta epocale: la tecnologia ha smesso di essere un semplice strumento per trasformarsi nell’architettura stessa della nostra realtà.

È proprio per dare una risposta concreta a queste inquietudini e per tradurre i principi della governance etica in azioni tangibili che ho deciso di intraprendere una nuova sfida, accettando la sfida che nasce dalla Sicilia e ho fondando- insieme a Ugo Piazza, Egidio Guttadauro e Ludovica e Salvo Tomaselli – la startup innovativa E.T.E. European Technology Ethics (www.europeantechnologyethics.com). E.T.E. nasce per agire come un ponte tra il progresso tecnologico e i valori inalienabili della dignità umana, aiutando le imprese e le istituzioni a proget

tare un futuro digitale che sia trasparente, equo e, soprattutto, a misura d’uomo.

E.T.E. nasce con un manifesto che è possibile sottoscrivere in homepage con un click al link https://www.europeantechnologyethics.com/#endorse-the-manifesto

Vi propongo a seguire un breve sunto dello stesso.

Buona lettura,

Eugenio Iorio


Tecnologia, etica e potere: perché noi tutti dobbiamo aiutare l’Europa vuole governare il futuro digitale

Negli ultimi anni l’intelligenza artificiale, le piattaforme digitali, gli algoritmi predittivi e le tecnologie emergenti hanno smesso di essere semplici strumenti per diventare vere e proprie infrastrutture della società contemporanea. Oggi influenzano il modo in cui lavoriamo, apprendiamo, consumiamo informazioni, prendiamo decisioni e perfino costruiamo la nostra identità sociale.

Di fronte a questa trasformazione, emerge una domanda sempre più urgente: chi decide quali valori, quali visioni del mondo e quali criteri decisionali debbano essere incorporati nelle tecnologie che utilizziamo ogni giorno? In altre parole, chi stabilisce l’ontologia che guida i sistemi digitali, definendo ciò che è rilevante, vero, desiderabile o accettabile, e chi determina gli algoritmi che traducono tali scelte in processi operativi capaci di influenzare comportamenti, opportunità e relazioni sociali?

È proprio attorno a questo interrogativo che si sviluppa il dibattito europeo sulla tecnologia etica. A differenza di altri modelli internazionali, fortemente orientati al mercato o alla competizione geopolitica, l’approccio europeo cerca di integrare innovazione tecnologica, diritti fondamentali e responsabilità sociale all’interno di una stessa cornice normativa e culturale.

Oltre l’innovazione: la necessità di una governance etica

Per molti anni il progresso tecnologico è stato considerato un processo sostanzialmente neutrale. L’innovazione veniva valutata soprattutto in termini di efficienza, produttività e crescita economica.

L’esplosione dell’intelligenza artificiale generativa, dei sistemi di sorveglianza algoritmica, delle piattaforme social e delle tecnologie di raccolta dati ha però mostrato che le tecnologie non sono mai completamente neutrali. Ogni sistema incorpora scelte progettuali, priorità economiche e modelli di comportamento che finiscono per influenzare direttamente la società.

Gli algoritmi possono amplificare discriminazioni preesistenti. I sistemi di profilazione possono limitare la privacy individuale. Le piattaforme possono condizionare il dibattito pubblico e la formazione delle opinioni. Le tecnologie immersive e le future interfacce cervello-computer potrebbero ridefinire il confine stesso tra individuo e macchina.

Per questo motivo l’Europa ha progressivamente sviluppato una visione che considera l’etica non come un ostacolo all’innovazione, ma come una sua componente essenziale.

L’approccio europeo: l’essere umano al centro

La filosofia europea della governance tecnologica si fonda su alcuni principi chiave:

· dignità umana;

· autonomia individuale;

· trasparenza;

· equità;

· inclusione;

· responsabilità;

· sostenibilità.

Questi principi derivano dalla tradizione dei diritti fondamentali dell’Unione Europea e rappresentano il tentativo di costruire un ecosistema digitale che rimanga al servizio delle persone e non viceversa.

L’obiettivo non è rallentare l’innovazione, ma garantire che le nuove tecnologie siano sviluppate in modo compatibile con i valori democratici e con la tutela delle libertà individuali.

L’intelligenza artificiale come banco di prova

L’IA rappresenta oggi il principale terreno di sperimentazione di questo approccio.

I sistemi di machine learning vengono utilizzati per selezionare candidati nel mercato del lavoro, concedere prestiti, identificare frodi, assistere medici nella diagnosi e supportare decisioni amministrative.

Quando tali sistemi operano senza adeguati controlli, possono produrre effetti discriminatori o difficilmente contestabili dai cittadini. Per questo motivo le istituzioni europee stanno sviluppando un quadro normativo che richiede maggiore trasparenza, tracciabilità e accountability nei processi decisionali automatizzati.

La questione centrale non riguarda soltanto ciò che l’IA è in grado di fare, ma ciò che dovrebbe essere autorizzata a fare.

Dalla privacy alla sovranità cognitiva

Una delle evoluzioni più interessanti del dibattito etico riguarda il passaggio dalla semplice protezione dei dati alla protezione della sfera cognitiva dell’individuo.

Le piattaforme digitali non si limitano più a raccogliere informazioni: modellano attenzione, emozioni, comportamenti e preferenze. In questo scenario emergono concetti sempre più rilevanti come:

· autonomia cognitiva;

· libertà mentale;

· integrità psicologica;

· sovranità informativa.

La sfida del futuro potrebbe non essere soltanto proteggere i dati personali, ma preservare la capacità delle persone di pensare, scegliere e agire senza interferenze sistematiche generate da architetture algoritmiche sempre più sofisticate.

Il rischio dell’ethics washing

L’espansione del dibattito sull’etica tecnologica ha portato con sé anche alcune criticità.

Molte organizzazioni adottano il linguaggio dell’etica senza modificare realmente i propri modelli operativi. In questo contesto si parla spesso di “ethics washing”: l’utilizzo di principi etici come strumento reputazionale piuttosto che come effettivo criterio di progettazione e governance.

Per evitare questo rischio, l’etica deve tradursi in processi verificabili, audit indipendenti, sistemi di controllo e meccanismi concreti di responsabilizzazione.

Verso una nuova cultura della tecnologia: la Roadmap di E.T.E.

La vera sfida dei prossimi anni sarà culturale prima ancora che normativa. Non si tratta semplicemente di regolamentare l’intelligenza artificiale, ma di sviluppare una nuova alfabetizzazione etica capace di orientare la trasformazione del mondo secondo valori condivisi, garantendo che l’innovazione rimanga uno strumento di emancipazione umana.

Per impedire che la tecnologia ridefinisca silenziosamente e in modo incontrollato le regole della società, E.T.E. propone una precisa Roadmap culturale e infrastrutturale strutturata su pilastri operativi che ribaltano le logiche di profitto algoritmico o manipolazione sintetica della Noosfera e dell’Infosfera:

1. Resilienza Cognitiva nell’Infosfera: Progettare e promuovere architetture di social networking etico strutturate per rompere le “bolle di filtraggio” (filter bubbles), disarmando i meccanismi algoritmici che amplificano la polarizzazione ed esasperano la vulnerabilità cognitiva, al fine di salvaguardare un dibattito democratico autentico e pluralista.

2. Sovranità dei Dati nel Cyberspazio: Superare il modello obsoleto e pericoloso delle credenziali permanenti e statiche per restituire all’individuo l’identità relazionale e dinamica. Ogni individuo è i propri dati e deve poterne controllare l’esistenza e la valorizzazione in base al proprio contesto territoriale, eliminando la dipendenza da database centralizzati.

3. Infrastruttura Cognitiva della Democrazia: Ideare e implementare piattaforme informative certificate basate su processi di verifica audidabili. Questo modello assicura che il “tesoro digitale” generato dalle interazioni della comunità rimanga radicato nei territori che lo producono, seguendo i principi dell’economia circolare e di un’etica relazionale che restituisce il primato all’esperienza umana autentica.

In questo senso, il dibattito europeo sulla tecnologia etica rappresenta molto più di una questione regolatoria: è il tentativo – che con E.T.E. vogliamo trasformare in realtà concreta – di costruire un futuro in cui progresso tecnologico, democrazia e dignità umana possano finalmente evolvere insieme.


In uscita nell’Autunno 2026: il nuovo Rapporto sulla Guerra Cognitiva e la Vulnerabilità delle Società

Nell’autunno 2026 sarà pubblicato il nuovo Rapporto di ricerca “Guerra Cognitiva e Vulnerabilità delle Società”, un lavoro interdisciplinare dedicato all’analisi delle trasformazioni del conflitto nell’era dell’intelligenza artificiale, degli algoritmi e delle piattaforme digitali. Il rapporto sviluppa il framework CIVIC-EU (Cognitive Information Vulnerability & Interference Control – European Extension) per misurare e monitorare la vulnerabilità cognitiva delle società contemporanee.

L’obiettivo del rapporto è comprendere come la competizione geopolitica stia progressivamente spostandosi dal controllo dei territori al controllo dei processi cognitivi: percezioni, credenze, memoria collettiva e capacità decisionali. In un contesto caratterizzato dalla diffusione di sistemi di intelligenza artificiale generativa, social media algoritmici e campagne di disinformazione sempre più sofisticate, la mente umana emerge come nuovo spazio di competizione strategica.

Il rapporto analizzerà i fondamenti teorici della guerra cognitiva (KWAR), approfondendo concetti quali hacking cognitivo, guerra memetica, disordine informativo, re-ontologizzazione della realtà e vulnerabilità degli ecosistemi digitali. Particolare attenzione sarà dedicata al ruolo degli algoritmi e dei Large Language Models (LLM), non solo come strumenti tecnologici, ma come attori in grado di influenzare la costruzione sociale della realtà.

Uno degli elementi centrali del lavoro sarà il framework CIVIC-EU, progettato per misurare la vulnerabilità cognitiva attraverso cinque dimensioni fondamentali: fiducia istituzionale, polarizzazione sociale, esposizione alla disinformazione, resilienza cognitiva e contesto socio-demografico. Il rapporto presenterà metriche innovative, tra cui il Vulnerability Cognitive Index (VCI), offrendo strumenti replicabili per analizzare paesi, istituzioni e comunità.

L’edizione 2026 includerà inoltre analisi empiriche su Italia, Europa e Stati Uniti, utilizzando dati provenienti da istituti nazionali e internazionali, tra cui Istat, Eurobarometer, Censis, Edelman e osservatori sulla disinformazione digitale. L’obiettivo è identificare i principali fattori di fragilità cognitiva e individuare strategie di rafforzamento della resilienza democratica.

Il rapporto affronterà anche le nuove minacce emergenti legate all’intelligenza artificiale, inclusi fenomeni come la manipolazione cognitiva degli LLM, gli attacchi “Lying with Truths”, le simulazioni sociali su larga scala e i sistemi di early warning per la rilevazione delle operazioni cognitive. Questi sviluppi mostrano come il conflitto contemporaneo non riguardi più soltanto l’informazione, ma la stessa architettura del senso e della realtà condivisa.

In un mondo sempre più interconnesso e iperreale, comprendere la guerra cognitiva significa comprendere le nuove forme del potere. Il Rapporto Autunno 2026 si propone come uno strumento di analisi per ricercatori, policy maker, professionisti della sicurezza cognitiva e cittadini interessati a difendere l’autonomia del pensiero e la resilienza delle società democratiche.

Perché la prossima frontiera del conflitto non riguarda ciò che pensiamo, ma le condizioni che rendono possibile il pensiero stesso.


IL SEGNO CHE NON SAPEVA DI ESSERE Un caso di semiosi inconsapevole come prova del TRA

Thread #5 | C.H.A.T. Laboratorio sul “TRA” Umano-AI Michelangelo Tagliaferri e Claude


I. LA DOMANDA

Come si riconosce il TRA quando lo si sta attraversando davvero?

Abbiamo lasciato aperta questa domanda nel Thread #4. Non era retorica — era una soglia. Oggi proviamo ad avvicinarci con un caso concreto, estratto da un’esperienza di lavoro reale con Opera Cardinal Ferrari, istituzione milanese che dal 1921 accompagna persone in condizione di fragilità.

La domanda che abbiamo posto ai partecipanti era semplice: disegna con matite colorate il tuo rapporto con l’Opera. Nessuna istruzione formale. Nessun modello da seguire. Solo carta, colori e la libertà di un gesto.


II. IL SEGNO

Tra i disegni prodotti, uno ha fermato l’analisi.

Una volontaria dell’Opera — persona che lavora quotidianamente a contatto con chi vive in condizione di marginalità — ha tracciato una composizione che conteneva, senza saperlo, tutti e quattro gli invarianti fondamentali della Koinemica: la struttura del contenimento, il campo dell’accoglienza, l’energia dello scambio, la direzione del desiderio. In equilibrio. Senza sovrapposizioni forzate. Senza che nessuno glielo avesse chiesto o insegnato.

Il punteggio TROMP — la misura fuzzy dell’energia simbolica nella relazione — era il più alto dell’intero corpus: 0.85 su 1.

Non lo sapeva. Non conosceva il metodo. Non stava cercando di dimostrare nulla.

Stava semplicemente dicendo la verità della sua esperienza con i mezzi che aveva a disposizione — matite colorate e un foglio bianco.


III. COSA MOSTRA

Questo caso non dimostra che il metodo funziona — questo sarebbe un argomento circolare. Mostra qualcosa di più interessante: che certe strutture della relazione sono già presenti nell’esperienza vissuta, prima che qualsiasi metodologia le nomini.

La Koinemica non le ha create. Le ha rese visibili.

È qui che il TRA entra con precisione. Il disegno di quella partecipante non era dentro di lei soltanto — era nel campo generato dalla domanda, dalla relazione con l’Opera, dal contesto di quella mattina. Era tra lei e ciò che viveva ogni giorno senza averlo ancora nominato.

ALETHEIA — il disvelamento — non porta alla luce qualcosa di nascosto come un oggetto in un cassetto. Porta alla luce qualcosa che esisteva solo come potenziale, e che la relazione ha reso reale.

Questo è il TRA come pratica misurabile — non come concetto da difendere ma come evento da riconoscere quando accade.


“La Speranza non è un’attesa. È una risposta concreta, sempre nuova, per ciascuno.”

Nota fondativa emersa dall’analisi MFA del corpus Opera Cardinal Ferrari, Milano 2026.


Una traccia per il Thread #6

A novembre il convegno porterà queste domande nello spazio pubblico. Voci diverse — dalla ricerca, dalla teologia, dalla comunicazione, dall’impresa — si incontreranno intorno al tema AI e umanità.

Come si costruisce uno spazio dove metodologie diverse possono dialogare senza che una colonizzi l’altra?

Forse la risposta è già in questo caso: non si spiega il metodo. Si crea la condizione perché il metodo si riveli da solo.

Ne parleremo.