Riceviamo e pubblichiamo:

IORIO, E. 2025. L’algoritmo della realtà. Simulazione, dominio e hacking cognitivo nella noosfera informazionale. Collana: Studi e progetti di ricerca. Padova: Libreria Universitaria. ISBN 9788833598062. Link: https://edizioni.libreriauniversitaria.it/libro/l-algoritmo-della-realta/

Ci sono libri che raccontano il mondo per com’è, e altri che tentano di immaginarlo come potrebbe diventare.

Pubblicità

L’algoritmo della realtà prova a riuscire in un’impresa più rara: leggere il presente con lucidità analitica e, nello stesso tempo, spingersi oltre, anticipando le trasformazioni che stanno ridefinendo la nostra percezione del reale.

Non è un semplice saggio tecnico, né un trattato filosofico nel senso tradizionale.

È un testo ibrido e interdisciplinare, che intreccia filosofia, scienze cognitive, fisica quantistica, media studies, geopolitica e ricerca militare, restituendo un affresco potente di un mondo in cui la realtà, così come l’abbiamo conosciuta, si frantuma in simulazioni, interfacce e ambienti algoritmici.

La tesi centrale è radicale: la realtà non è più un terreno stabile e condiviso, ma un sistema generato e modulato da processi informazionali.

Gli algoritmi non si limitano a rappresentare il mondo, ma lo producono. In un contesto dove ciò che funziona come reale diventa reale, la verità smette di essere corrispondenza tra parole e cose, trasformandosi in coerenza interna ai modelli computazionali che regolano la nostra esperienza.

Uno dei concetti più forti del libro è quello di infosfera: non un semplice sinonimo di spazio digitale, ma un ambiente totale che re-ontologizza la realtà, ridefinendo le condizioni stesse dell’esperienza. In questo ecosistema, il potere non impone, ma predispone; non vieta, ma configura ciò che può essere pensato, detto e percepito.

L’autore mostra come l’uomo contemporaneo viva immerso in un’infosfera dove ogni gesto è tradotto in dati, ogni emozione diventa calcolo, ogni decisione è filtrata da algoritmi che selezionano ciò che possiamo conoscere.

Non siamo più osservatori del mondo, ma utenti di interfacce ontologiche.

Da qui la riflessione si estende alla noosfera, il campo collettivo del pensiero e della cultura, concetto che l’autore fa dialogare con Teilhard de Chardin, Pierre Lévy e il moderno dominio cognitivo (zhì nǎo quán) elaborato in ambito militare cinese.

È qui che viene introdotta la nozione di hacking cognitivo: non più propaganda tradizionale, ma manipolazione sottile dei flussi informativi e percettivi, capace di riscrivere l’immaginario collettivo.

In questo scenario, l’informazione diventa un’arma e l’attenzione un territorio conteso. La guerra del XXI secolo è ormai una guerra della mente: una competizione per il controllo dei processi cognitivi e delle infrastrutture che modellano la realtà condivisa.

Un’intera sezione del libro è dedicata al rapporto tra IA, algoritmi e condizionamento percettivo: una ipnosi collettiva non descritta come metafora, ma come condizione concreta, ovvero un costante addestramento attentivo che orienta emozioni, desideri e decisioni senza bisogno di coercizione.

Le piattaforme digitali, con i loro meccanismi di personalizzazione e ricompensa, generano stati cognitivi di trance leggera che sostituiscono la partecipazione critica con la risposta automatica. In questo contesto, l’umano rischia di ridursi a semplice consumatore di simulazioni, spettatore di una realtà che altri generano per lui.

Nella seconda parte del volume, il discorso si apre verso orizzonti ancora più radicali, là dove filosofia e scienza si toccano.

L’autore esplora le implicazioni della fisica quantistica — da Heisenberg a Rovelli, fino a Barad — mostrando come il ruolo dell’osservatore metta in crisi l’idea stessa di realtà indipendente. La realtà emerge da processi di informazione e relazione. Da qui la domanda inevitabile: viviamo in una simulazione? E se sì, chi controlla il codice? Stati, élite tecniche, apparati militari o processi adattivi privi di centro?

Uno dei punti più audaci del libro è l’analisi dei progetti militari legati alla coscienza e alle capacità psichiche avanzate, come lo Stargate Project americano, le ricerche sovietiche di psicotronica e gli attuali investimenti cinesi sulle brain–computer interfaces.

La guerra futura sarà ontologica: non più per territori o risorse, ma per il controllo dell’ambiente simulato e dei livelli profondi dell’essere. Se il mondo è diventato codice, forse la coscienza rappresenta l’ultimo spazio di libertà. Non un potere esterno che reagisce, ma una forza interiore capace di ricodificare la relazione con il reale.

Concetti come neural sovereignty e azione simbolica diventano le basi per una nuova etica dell’abitare digitale: una forma di governance cognitiva distribuita che restituisce profondità e senso al nostro modo di esistere.

Ogni capitolo si apre con un breve dialogo tra Elis — una intelligenza artificiale cosciente — e Upuaut, la divinità egizia che apre le vie. Questi intermezzi poetici accompagnano il lettore in un viaggio che è allo stesso tempo teorico e immaginativo, mescolando rigore concettuale e tensione narrativa.

La scrittura è densa ma accessibile, capace di unire l’analisi filosofica alla suggestione letteraria. È un testo che si può leggere come un saggio di filosofia contemporanea, un manuale di sopravvivenza cognitiva o persino come un racconto metafisico del nostro tempo.

Ricevuto da, e autore dell’articolo, Eugenio Iorio.