La Legge di Bilancio 2026 arriva con una manovra da circa22 miliardi di euro, costruita interamente nel perimetro della finanza pubblica esistente e senza nuovo disavanzo. Una scelta che rassicura i mercati, ma che per il sistema produttivo conferma un’impostazione prudente:il sostegno alle imprese passa quasi esclusivamente attraverso incentivi fiscali e agevolazioni, mentre restano assenti investimenti pubblici di scala in grado di trainare la crescita.

Per le aziende, tuttavia, la manovra contiene una serie di strumenti da monitorare con attenzione, perchéle opportunità non mancano, soprattutto in materia di lavoro, fiscalità e politiche territoriali.

Lavoro e produttività: leva fiscale per le imprese

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Sul fronte del costo del lavoro, il Governo interviene rafforzando gli strumenti già noti al mondo imprenditoriale. Ladetassazione dei premi di produttivitàviene ulteriormente potenziata: l’aliquota scende all’1%per il 2026 e 2027 e il tetto agevolabile sale a5.000 euro, favorendo le imprese che legano salario e risultati.

Anche gliincrementi retributivi derivanti dai rinnovi contrattualinel settore privato beneficiano di un’imposta sostitutiva del5%, rendendo meno onerosi gli adeguamenti salariali in una fase di inflazione ancora elevata. A questo si aggiunge la tassazione agevolata per lavoro notturno, festivo e a turni, che consente una maggiore flessibilità organizzativa, soprattutto nei settori manifatturieri e dei servizi a ciclo continuo.

Assunzioni stabili e riduzione del costo contributivo

La manovra rifinanzia gliesoneri contributivi per le assunzioni a tempo indeterminato, con una particolare attenzione a giovani, donne e aree svantaggiate. Le imprese possono beneficiare di una riduzione significativa del costo del lavoro fino a24 mesi, uno strumento utile per sostenere piani di crescita occupazionale e consolidare gli organici.

Resta però evidente il limite strutturale di questi interventi:agevolazioni temporanee, efficaci nel breve periodo, ma insufficienti a colmare il gap competitivo se non accompagnate da una strategia industriale di lungo respiro.

ZES Unica: opportunità per le imprese dei territori

Uno dei capitoli di maggiore interesse per il mondo produttivo riguarda laZES Unica, che la Legge di Bilancio conferma per il periodo 2026-2028 con l’estensione alle aree del cratere sismico di Umbria e Marche, ampliando così il perimetro delle agevolazioni territoriali.

Per le imprese che operano o investono in queste aree sono previsteagevolazioni contributive e fiscali, tra cui l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali e assistenziali a carico dei datori di lavoro, entro i limiti di spesa stabiliti. Si tratta di uno strumento particolarmente rilevante per favorirenuovi insediamenti produttivi, rilocalizzazioni e rafforzamento delle filiere locali, soprattutto nei territori colpiti da eventi sismici e da processi di deindustrializzazione.

Tuttavia, anche in questo caso, il sostegno resta vincolato aplafond finanziari contenutie a una logica annuale, che rischia di limitare la capacità delle imprese di programmare investimenti di medio-lungo periodo.

Imprese: incentivi confermati, ma senza rilancio

Viene introdotto, con una durata triennale, un regime di iperammortamento destinato agli investimenti in beni strumentali funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale delle imprese, effettuati nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2026 e il 30 settembre 2028.
Contestualmente, è istituito un fondo con una dotazione di 1,3 miliardi di euro, finalizzato a potenziare le risorse destinate al credito d’imposta per gli investimenti secondo il modello Industria 4.0 , anche per sostenere investimenti avviati nel 2025.

Oltre al finanziamento del credito d’imposta per la Zona Economica Speciale unica del Mezzogiorno (ZES unica) e del credito d’imposta a favore delle imprese che operano o si insediano nelle Zone Logistiche Semplificate (ZLS), vengono rifinanziati anche i contratti di sviluppo e la misura agevolativa “Nuova Sabatini”, a sostegno degli investimenti in beni strumentali da parte delle micro, piccole e medie imprese.

È inoltre prorogata fino al 31 dicembre 2026 la sospensione dell’applicazione della plastic tax e della sugar tax. Per i lavoratori dipendenti, la soglia di esenzione dei buoni pasto elettronici viene innalzata da 8 a 10 euro.
Viene introdotto un contributo pari a 2 euro su tutte le spedizioni di valore inferiore a 150 euro

Agricoltura, territori e aree di crisi

La manovra proroga leagevolazioni fiscali per il settore agricoloe stabilizza le forme di lavoro subordinato occasionale, offrendo maggiore continuità alle imprese del comparto. Sono inoltre confermati interventi per learee di crisi industriale complessae per i territori colpiti dal sisma del Centro Italia.
Anche qui, però, prevale una logica digestione dell’emergenzapiuttosto che di rilancio strutturale, con risorse che appaiono insufficienti a invertire il declino produttivo di molte aree.

Una manovra che offre strumenti, ma non una strategia
Nel complesso, la Legge di Bilancio 2026 mette a disposizione delle impreseun ventaglio di agevolazioni fiscali, contributive e territorialiche, se ben utilizzate, possono attenuare l’impatto dei costi e sostenere occupazione e produttività.

Resta però il nodo centrale:l’assenza di investimenti pubblici strutturalie di una chiara strategia industriale nazionale. Il Governo sceglie di non fare deficit, ma rinuncia anche a utilizzare la leva della spesa per accompagnare la trasformazione del sistema produttivo.

Per le imprese, la sfida sarà quindi duplice:cogliere tutte le opportunità offerte dalla manovra, in particolare su ZES Unica e Industria 4.0, e allo stesso tempo fare i conti con una politica economica che continua a delegare la crescita quasi esclusivamente all’iniziativa privata.