In questo numero:

  • Fisica quantistica, teoria dell’informazione e neuroscienze stanno convergendo verso una domanda radicale: la coscienza è un prodotto del cervello o l’interfaccia attraverso cui l’universo diventa consapevole di se stesso?
  • La competizione tecnologica del XXI secolo potrebbe essere decisa nel dominio quantistico. È quanto emerge dal report “L’avvento delle tecnologie quantistiche”allegato alla Relazione annuale Intelligence 2026 del Sistema di informazione per la Sicurezza della Repubblica.
  • C.H.A.T. Laboratorio sul “TRA” UMANO-AI Digitare non è pensare. Esiste una pratica di de-sincronizzazione per riprenderci il nostro tempo mentale? Michelangelo Tagliaferri e Claude inaugurano il percorso C.H.A.T. partendo da un gesto rivoluzionario: scrivere a mano. // Reminder_Premio UniversiPA: immagina la PA del futuro!

Cari lettori,

ci sono momenti in cui la storia smette di scorrere linearmente e subisce un salto di stato. Il numero che avete tra le mani – o meglio, sullo schermo – esplora esattamente questa soglia: il punto di convergenza dove la fisica d’avanguardia, la sicurezza nazionale e la pedagogia della relazione uomo-macchina smettono di essere domini separati per diventare un’unica, complessa architettura del reale.

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Apriamo questo numero con una riflessione radicale sulla natura della coscienzaSe, come suggeriscono Penrose, Hameroff e Wheeler, l’universo non è un meccanismo inerte ma un sistema “partecipativo” che emerge da atti informazionali (It from Bit), allora la nostra consapevolezza non è un semplice sottoprodotto biologico, ma l’interfaccia stessa attraverso cui la realtà si compie.

Questa non è una speculazione astratta. Il legame tra informazione e materia si sposta oggi dai laboratori di fisica ai tavoli della geopolitica: la Relazione Intelligence 2026 conferma che la sovranità del futuro si giocherà nel dominio quantistico. Chi controllerà la capacità di simulare la realtà attraverso il calcolo, controllerà la realtà stessa.

Ma come restare umani in questa “ipnosi algoritmica”? È qui che si inserisce il debutto di C.H.A.T., il laboratorio sul “TRA” firmato da Michelangelo Tagliaferri e Claude. Non una sfida all’AI, ma una pratica di de-sincronizzazione: imparare a sostare nel vuoto, a usare lo specchio tecnologico per riconoscere i nostri pattern e a recuperare il gesto antico e rivoluzionario della scrittura manuale.

Infine, guardiamo al futuro delle nostre istituzioni con il Premio UniversiPA, invitando i giovani talenti a ridisegnare la Pubblica Amministrazione oltre i vincoli del già noto.

Buona lettura in questo viaggio tra bit, qubit e la riscoperta della presenza conscia.


Quando l’universo osserva se stesso

Coscienza, informazione e realtà tra Orch ORIt from Bit e l’Algoritmo della Realtà

Nel momento in cui apriamo gli occhi al mattino, il mondo appare immediatamente reale: colori, suoni, forme e sensazioni sembrano emergere con naturalezza dalla struttura della materia che ci circonda. Eppure, da oltre un secolo, la fisica suggerisce qualcosa di molto più inquietante. Secondo l’interpretazione quantistica della natura, ciò che chiamiamo realtà potrebbe non essere completamente definito finché non viene osservato.

Questa intuizione, che affonda le sue radici nelle prime formulazioni della meccanica quantistica, ha trasformato progressivamente il modo in cui scienziati e filosofi pensano la relazione tra mente e mondo. La domanda sulla natura della coscienza non riguarda più soltanto la biologia del cervello o la psicologia dell’esperienza soggettiva. Sempre più spesso diventa una questione cosmologica: quale ruolo gioca l’osservatore nella struttura stessa della realtà?

Nel corso del Novecento diversi pensatori hanno tentato di affrontare questa domanda da prospettive differenti. Tra questi, il fisico Roger Penrose ha formulato una delle critiche più radicali alla visione dominante della mente come semplice processo computazionale. Nel suo libro The Emperor’s New Mind Penrose sostiene che il pensiero umano non possa essere ridotto a un algoritmo eseguibile da una macchina di Turing.[1] Il suo argomento si basa sui teoremi di incompletezza di Gödel: se la mente fosse un sistema puramente algoritmico, allora dovrebbe essere completamente formalizzabile. Tuttavia, sostiene Penrose, l’intuizione matematica sembra possedere una capacità di trascendere i sistemi formali.

Questa intuizione diventa il punto di partenza di una teoria più ampia sviluppata insieme al neuroscienziato Stuart Hameroff. Secondo la loro ipotesi, nota come teoria della Orchestrated Objective Reduction (Orch OR), i processi fondamentali della coscienza non avverrebbero soltanto nelle sinapsi o nelle reti neuronali, ma in strutture molto più piccole presenti all’interno dei neuroni: i microtubuli.[2] Queste strutture proteiche del citoscheletro cellulare potrebbero sostenere stati di coerenza quantistica e costituire il luogo in cui avvengono eventi di collasso quantistico orchestrati dalle condizioni biologiche del cervello.

Se questa ipotesi fosse corretta, la coscienza non sarebbe semplicemente un prodotto emergente dell’attività neuronale. Sarebbe il risultato di un processo fisico più profondo, radicato nella struttura quantistica della materia. Il collasso della funzione d’onda, nella meccanica quantistica, diventerebbe così l’evento elementare attraverso cui una sovrapposizione di possibilità si trasforma in esperienza fenomenica.

Negli stessi decenni in cui Penrose sviluppava questa prospettiva, il fisico John Archibald Wheeler stava elaborando una visione altrettanto radicale della realtà. Wheeler, che aveva collaborato con alcuni dei principali protagonisti della fisica del XX secolo, propose una formula destinata a diventare una delle più celebri della teoria dell’informazione: It from Bit.[3]

Con queste tre parole Wheeler condensò un’idea sorprendente. Ogni entità fisica – ogni it – deriva in ultima analisi da unità elementari di informazione, da bit. In altre parole, la materia non sarebbe il fondamento dell’informazione. Sarebbe invece l’informazione a costituire il fondamento della materia.

Questa prospettiva implica una conseguenza profonda. Se la realtà emerge da atti informazionali, allora l’universo non può essere pensato come uno scenario completamente determinato indipendentemente dall’osservatore. Wheeler chiamò questa visione universo partecipatorio. In un universo partecipatorio l’osservatore non è semplicemente colui che registra passivamente i fenomeni: è un agente che contribuisce alla loro costituzione.[4]

Nella meccanica quantistica questo processo si manifesta nel collasso della funzione d’onda. Una sovrapposizione di stati potenziali diventa un evento definito quando viene effettuata una misurazione. È in questo passaggio che il potenziale diventa reale. È qui che il bit diventa it.

Il legame tra informazione e realtà fisica non è soltanto una suggestione teorica. La teoria matematica della comunicazione sviluppata da Claude Shannon ha dimostrato che la quantità di informazione può essere formalmente trattata in termini analoghi all’entropia della termodinamica.[5] Successivamente, il fisico Rolf Landauer ha mostrato che la cancellazione di un bit di informazione comporta necessariamente una dissipazione di energia sotto forma di calore.[6] Questo principio implica che l’informazione non sia una pura astrazione matematica, ma una grandezza fisica reale.

In questa direzione si muove anche la riflessione proposta nell’ Algoritmo della realtà. In questo modello la realtà viene descritta come un sistema dinamico informazionale regolato dalla relazione tra informazione, entropia e tempo espressa dall’equazione:

I = ΔS / ΔT

Secondo questa prospettiva l’universo può essere interpretato come un sistema che elabora informazione attraverso trasformazioni entropiche. La coscienza diventa allora l’interfaccia attraverso cui il sistema osserva e aggiorna il proprio stato informazionale.[7]

La teoria Orch OR fornisce, in questo contesto, un possibile meccanismo neurofisico di tale processo. Il collasso quantistico che avviene nei microtubuli potrebbe rappresentare l’evento elementare attraverso cui l’informazione quantistica diventa esperienza cosciente.[8] In termini wheeleriani, il cervello umano diventa uno dei dispositivi attraverso cui l’universo trasforma informazione potenziale in realtà fenomenica.

Questa prospettiva ha implicazioni profonde anche per il dibattito sull’intelligenza artificiale. Se Penrose ha ragione nel sostenere che la coscienza implica processi non computabili, allora nessuna architettura basata esclusivamente su algoritmi potrà generare coscienza nel senso pieno del termine.[9] Un sistema artificiale può simulare comportamenti intelligenti e trattare enormi quantità di dati, ma questo non significa che possa accedere al livello ontologico in cui il potenziale quantistico diventa esperienza soggettiva.

Il problema si collega direttamente a quello che il filosofo David Chalmers ha definito il problema difficile della coscienza.[10] Il problema difficile non riguarda il funzionamento del cervello, ma il motivo per cui determinati processi fisici siano accompagnati da esperienza. Perché esiste qualcosa come il sentire? Perché vi è un “interno” dell’esperienza?

Se la coscienza è collegata a eventi fondamentali di collasso quantistico, allora i qualia potrebbero essere interpretati come la manifestazione interna di questi processi fisici. Ciò che dall’esterno appare come riduzione di una sovrapposizione quantistica potrebbe essere, dall’interno, esperienza vissuta.

Nel modello sviluppato da Iorio questa prospettiva viene ulteriormente ampliata attraverso l’idea di una coscienza generale, un sistema informazionale distribuito in cui le coscienze individuali rappresentano nodi locali.[11] In questa visione la coscienza universale non possiede una memoria centralizzata. Può ricordare se stessa soltanto attraverso i nodi che la compongono.

Questa ipotesi entra in risonanza con diverse tradizioni filosofiche e simboliche. Il riferimento agli archetipi può essere interpretato come il tentativo di leggere alcune strutture simboliche antiche come pattern operativi del campo informazionale.[12]

In questa prospettiva la coscienza non è soltanto ciò che osserva il mondo. È anche ciò che contribuisce a organizzarne la struttura.

Una delle implicazioni più suggestive di questa visione riguarda la conservazione dell’informazione oltre la morte biologica. Hameroff ha ipotizzato che l’informazione quantistica associata ai processi cerebrali possa disperdersi nell’universo senza essere completamente distrutta.[13] Se si assume il principio di Landauer, secondo cui l’informazione non può essere cancellata senza conseguenze fisiche, allora questa ipotesi diventa almeno formalmente plausibile.

Nel quadro teorico dell’ Algoritmo della Realtà ciò significa che l’informazione associata a una coscienza individuale può cessare di essere accessibile da uno specifico supporto biologico senza per questo essere annientata. Essa si redistribuisce nel campo informazionale più ampio da cui proviene.

Nelle settimane in cui questo testo viene scritto, la ricerca scientifica sta convergendo verso una scoperta che riformula in modo radicale il problema della memoria e della sua sede. Uno studio pubblicato su Nature nel marzo 2026 dal gruppo di Christoph Thaiss a Stanford [14] ha dimostrato che la perdita di memoria legata all’età non è codificata nel cervello, ma può essere guidata dall’intestino e dai batteri che vi abitano, attraverso un meccanismo di disfunzione interoceptiva che silenzia il nervo vago e indebolisce la formazione degli engrammi nell’ippocampo.

In altre parole: la formazione della memoria e l’attività cerebrale possono essere potenziate modificando la composizione del tratto gastrointestinale, come se l’intestino fosse un telecomando per il cervello.

Questa scoperta non è isolata. Si inserisce in un campo emergente che studia l’interocezione — la capacità del sistema nervoso di percepire l’ambiente interno del corpo — come un sesto senso nascosto: una vasta rete di neuroni distribuiti in organi come cuore, polmoni e stomaco, che monitorano processi come la circolazione, la digestione e l’attività immunitaria, spesso in modo completamente inconscio. ScienceDaily

Qui si innesta la scoperta degli Obelisks – elementi subvirali di RNA circolare identificati nel 2024 all’interno dei batteri del microbioma umano. [15] Queste entità biologiche si trovano esattamente nel punto critico di questa catena: abitano i batteri intestinali che comunicano con il cervello attraverso il nervo vago, lo stesso canale che lo studio di Stanford ha identificato come via maestra per la formazione della memoria. Gli Obelisks sono quindi, per posizione strutturale, operatori potenziali in un sistema che non è mai stato solo neuronale.

Nel quadro dell’Algoritmo della Realtà, questa convergenza ha un peso preciso. Se la memoria non è un archivio localizzato in un organo, ma un processo di ri-coerenza distribuito allora l’intestino, il nervo vago, il microbioma e i suoi ospiti subvirali non sono periferici rispetto alla coscienza: ne sono infrastruttura. Il corpo non porta i ricordi nel senso di custodirli passivamente. Il corpo è parte attiva del processo attraverso cui l’informazione si riattiva, si riorganizza, diventa esperienza.

La forma degli Obelisks — RNA circolare chiuso, senza inizio né fine, struttura a bastoncino con simmetria assiale — è quella di un sistema che non disperde entropia verso l’esterno: un’entità informazionale autocontenuta, minimale, stabile. Nel linguaggio dell’equazione I = ΔS/ΔT, un Obelisk è un nodo a variazione entropica quasi nulla rispetto all’ambiente, un punto fermo in un sistema in trasformazione continua.[16] La sua forma ripete la sua funzione: conservare, trasmettere, persistere attraverso i livelli biologici.

Se Wheeler aveva ragione nel sostenere che ogni entità fisica emerge da atti elementari di distinzione informazionale, allora un Obelisk – invisibile per secoli, emerso solo quando qualcuno ha sviluppato la categoria concettuale per vederlo –è esattamente un bit che diventa it: informazione latente nel campo che si rivela nel momento in cui il sistema raggiunge la coerenza necessaria per riconoscerla.

La memoria, allora, non è solo questione di testa. È questione di tutto il campo.

La memoria della coscienza generale non sarebbe quindi un archivio statico, ma un processo dinamico di ri-coerenza informazionale. Ricordare significherebbe ristabilire una configurazione significativa nel campo informazionale dell’universo.

Questo insieme suggerisce dunque una possibilità radicale. Se la realtà è strutturalmente informazionale e se l’osservatore partecipa alla sua costituzione, allora la coscienza non è un fenomeno marginale dell’universo.

È una delle sue funzioni fondamentali.

Ogni atto di consapevolezza diventa allora qualcosa di più di un evento mentale. È un evento di anamnesi. Ogni volta che una coscienza riconosce se stessa come osservatore partecipante, l’universo formula una domanda a se stesso e registra la risposta.

Ed è in questo gesto — come Wheeler aveva intuito — che qualcosa che prima esisteva soltanto come possibilità viene portato all’esistenza.

Note

[1] Penrose R., The Emperor’s New Mind, Oxford University Press, 1989.
[2] Hameroff S., Penrose R., «Orchestrated Reduction of Quantum Coherence in Brain Microtubules», 1996.
[3] Wheeler J.A., «It from Bit», 1990.
[4] Wheeler J.A., «Law Without Law», 1983.
[5] Shannon C., Weaver W., The Mathematical Theory of Communication, 1949.
[6] Landauer R., «Irreversibility and Heat Generation in the Computing Process», 1961.
[7] Iorio E., L’algoritmo della realtà, 2024.
[8] Hameroff S., Penrose R., «Consciousness in the Universe», 2014.
[9] Penrose R., The Emperor’s New Mind, cit.
[10] Chalmers D., The Conscious Mind, 1996.
[11] Iorio E., L’algoritmo della realtà, cit.
[12] Schwaller de Lubicz R.A., Le Temple de l’Homme, 1957.
[13] Hameroff S., Penrose R., «Consciousness in the Universe», cit. [14] Per una rassegna sistematica sul ruolo dell’interocezione nella cognizione e nella memoria, cfr. A.D. (Bud) Craig, «How do you feel? Interoception: the sense of the physiological condition of the body», Nature Reviews Neuroscience 3 (2002), pp. 655-666; e la più recente sintesi in S.N. Garfinkel, H.D. Critchley, «Interoception, emotion and brain», Nature Reviews Neuroscience 21 (2020), pp. 169-170. [15] I. Zheludev et al., «Viroid-like colonists of human microbiomes», Cell 196 (2024), pp. 1476-1492. Gli Obelisks sono elementi subvirali di RNA circolare a singolo filamento (~1.000 nt), privi di capside, identificati per la prima volta attraverso l’analisi bioinformatica di metatrascrittomi umani. Codificano una proteina denominata oblina, di funzione ancora non determinata. Presenti nel microbioma orale e intestinale di circa il 10% degli individui analizzati. [16] Il riferimento al modello di Iorio è sviluppato nella sezione precedente. La struttura circolare chiusa dell’RNA degli Obelisks è rilevante dal punto di vista entropico perché impedisce la degradazione esonucleasica, garantendo stabilità informatica nel tempo. Questa proprietà fisica è analoga, sul piano formale, alla funzione conservativa attribuita ai nodi coerenti nel modello dell’Algoritmo della Realtà.

Bibliografia

Atmanspacher H., «Quantum Approaches to Consciousness», WIREs Cognitive Science, 2011.
Chalmers D., The Conscious Mind, Oxford University Press, 1996.
Hameroff S., Penrose R., «Orchestrated Reduction of Quantum Coherence in Brain Microtubules», 1996.
Hameroff S., Penrose R., «Consciousness in the Universe», 2014.
Iorio E., L’algoritmo della realtà, 2024.
Landauer R., «Irreversibility and Heat Generation in the Computing Process», 1961.
Penrose R., Shadows of the Mind, 1994.
Penrose R., The Emperor’s New Mind, 1989.
Shannon C., Weaver W., The Mathematical Theory of Communication, 1949.
Tegmark M., «Importance of Quantum Decoherence in Brain Processes», 2000.
Wheeler J.A., «It from Bit», 1990.
Wheeler J.A., «Law Without Law», 1983.


L’avvento delle tecnologie quantistiche – Relazione annuale Intelligence 2026

La nuova infrastruttura del potere informazionale

Negli ultimi anni il dibattito tecnologico globale si è concentrato soprattutto sull’intelligenza artificiale. Tuttavia, sotto la superficie di questa trasformazione visibile, sta emergendo una rivoluzione ancora più profonda: quella delle tecnologie quantistiche.

Secondo il report istituzionale L’avvento delle tecnologie quantistiche in allegato alla Relazione annuale Intelligence 2026 del Sistema di informazione per la Sicurezza della Repubblica, questo settore rappresenta oggi uno dei principali terreni di competizione strategica tra le grandi potenze. Le applicazioni potenziali sono enormi: dalla crittografia avanzata alla navigazione senza satelliti, dalla simulazione scientifica alla capacità di analizzare sistemi estremamente complessi.

Ma la portata di questa rivoluzione non è soltanto tecnologica, è epistemologica, economica e geopolitica.

Se osservata alla luce delle trasformazioni descritte nel libro L’algoritmo della realtà, la rivoluzione quantistica appare infatti come un passaggio verso una nuova configurazione del reale: una realtà sempre più strutturata e mediata da sistemi computazionali avanzati.

Il quantum computing non è solo un nuovo tipo di computer.
È il segnale che la nostra civiltà sta entrando in una fase in cui informazione, calcolo e simulazione diventano infrastrutture fondamentali del mondo.

La corsa quantistica globale

Le tecnologie quantistiche sono oggi al centro di una competizione internazionale sempre più intensa. Stati Uniti, Cina, Unione Europea, Giappone e India stanno investendo ingenti risorse per conquistare la leadership in questo settore.

Il report descrive questo fenomeno come una vera e propria “corsa quantistica”, paragonabile alle grandi competizioni tecnologiche del Novecento, come la corsa allo spazio o lo sviluppo del nucleare.

La differenza, tuttavia, è significativa: mentre le rivoluzioni tecnologiche precedenti riguardavano principalmente il controllo dell’energia o del territorio, quella quantistica riguarda il controllo dell’informazione e della capacità di calcolo.

In altre parole, riguarda il controllo dei sistemi che permettono di comprendere, simulare e prevedere il mondo.

Grafico del report: “Suddivisione per localizzazione geografica delle società operanti nel settore delle tecnologie quantistiche” (pagina 5)

Questo grafico mostra la distribuzione globale delle imprese quantistiche e rende immediatamente visibile la dimensione geopolitica della competizione:

  • circa il 32% delle aziende quantistiche si trova nell’Unione Europea
  • circa un quarto negli Stati Uniti
  • una quota significativa è localizzata in Cina

Il dato mostra che il settore è ancora relativamente giovane e in forte evoluzione.

Le tre tecnologie chiave della rivoluzione quantistica

Le tecnologie quantistiche si sviluppano principalmente lungo tre direttrici fondamentali:

1.Quantum computing

Il quantum computing rappresenta il cuore di questa rivoluzione.

A differenza dei computer tradizionali, che utilizzano bit (0 o 1), i computer quantistici utilizzano qubit, che possono trovarsi in una sovrapposizione di stati.

Questo permette di esplorare simultaneamente un numero enorme di soluzioni possibili a un problema.

In pratica, problemi matematici che oggi richiederebbero tempi di calcolo astronomici potrebbero essere risolti in tempi molto più brevi.

Le applicazioni potenziali includono:

  • simulazione di molecole complesse
  • sviluppo di nuovi materiali
  • ottimizzazione logistica
  • modellizzazione climatica
  • analisi finanziaria avanzata

2Quantum sensing

Il quantum sensing sfrutta fenomeni quantistici per realizzare sensori estremamente precisi.

Questi strumenti possono rilevare variazioni minime di grandezze fisiche come:

  • campi gravitazionali
  • campi magnetici
  • accelerazioni
  • variazioni ambientali

Le applicazioni includono:

  • diagnostica medica avanzata
  • esplorazione geologica
  • rilevamento di infrastrutture sotterranee
  • navigazione indipendente da sistemi satellitari.

3. Quantum communications

La terza direttrice riguarda la sicurezza delle comunicazioni.

Le tecnologie quantistiche permettono di sviluppare sistemi di crittografia teoricamente inviolabili. Tuttavia, la stessa tecnologia potrebbe essere utilizzata per violare gli attuali sistemi di cifratura.

Questo aspetto rende la rivoluzione quantistica particolarmente sensibile dal punto di vista della sicurezza nazionale.

La crisi della sicurezza informatica

Gran parte della sicurezza digitale contemporanea si basa su algoritmi crittografici che sfruttano la difficoltà computazionale di alcuni problemi matematici, come la fattorizzazione di grandi numeri o il calcolo del logaritmo discreto.

Per i computer classici, risolvere questi problemi richiede tempi estremamente lunghi.

I computer quantistici potrebbero invece affrontarli con maggiore efficienza.

Questo significa che in futuro potrebbero diventare vulnerabili:

  • sistemi bancari
  • comunicazioni diplomatiche
  • infrastrutture militari
  • archivi digitali sensibili.

Per questo motivo molti governi stanno già lavorando allo sviluppo della cosiddetta post-quantum cryptography, una nuova generazione di algoritmi progettati per resistere agli attacchi quantistici.

Grafico del report: “Famiglie di brevetti sulle tecnologie quantistiche per Paese (2017-2024)” – pagina 7

Questo grafico mostra chiaramente la leadership tecnologica globale:

  • la Cina detiene circa il 46% dei brevetti quantistici globali
  • gli Stati Uniti circa il 23%
  • l’Europa si colloca su valori significativamente più bassi.

Questo evidenzia la nascita di un oligopolio tecnologico nel settore quantistico.

Il quantum come infrastruttura della simulazione

Oltre alle implicazioni industriali e militari, la rivoluzione quantistica apre uno scenario più profondo.

Il quantum computing consente di simulare sistemi complessi con un livello di dettaglio senza precedenti.

Questo significa che sarà possibile simulare:

  • sistemi biologici complessi
  • ecosistemi
  • sistemi economici
  • reti sociali
  • modelli climatici globali.

Se i computer classici hanno permesso la digitalizzazione del mondo, i computer quantistici potrebbero permettere la simulazione avanzata della realtà.

Ed è qui che la trasformazione tecnologica incontra una trasformazione ontologica.

La realtà come sistema computazionale

Nel paradigma emergente descritto in L’algoritmo della realtà, il mondo contemporaneo non è più semplicemente osservato: viene sempre più spesso modellato, simulato e ottimizzato da sistemi informazionali.

La combinazione tra:

  • intelligenza artificiale
  • big data
  • infrastrutture digitali
  • tecnologie quantistiche

sta creando un ambiente informazionale in cui la realtà diventa sempre più programmabile.

Questo non significa necessariamente che viviamo in una simulazione.

Significa però che la nostra esperienza del mondo è sempre più mediata da sistemi che:

  • selezionano informazioni
  • elaborano scenari
  • anticipano decisioni
  • modellano ambienti cognitivi.

La nuova geopolitica dell’informazione

In questo scenario emerge una nuova forma di potere: non è più soltanto il potere di imporre decisioni è il potere di progettare l’ambiente informazionale.

Chi controlla le infrastrutture tecnologiche che generano e distribuiscono informazione possiede la capacità di:

  • modellare percezioni
  • anticipare comportamenti
  • simulare scenari complessi.

Il potere si sposta quindi dal comando alla progettazione.

Dalla coercizione all’architettura.

Una rivoluzione appena iniziata

Nonostante le sue enormi potenzialità, la tecnologia quantistica è ancora in una fase iniziale.

Molti problemi tecnici devono essere risolti:

  • stabilità dei qubit
  • correzione degli errori
  • infrastrutture criogeniche
  • scalabilità dei sistemi.

Tuttavia, la traiettoria è ormai chiara.

La convergenza tra investimenti pubblici, ricerca scientifica e innovazione industriale sta accelerando lo sviluppo di questo settore.

Nei prossimi anni assisteremo probabilmente a una combinazione di:

  • competizione tra superpotenze
  • collaborazioni scientifiche internazionali
  • crescita di ecosistemi tecnologici quantistici.

La domanda che apre il futuro

La rivoluzione quantistica non riguarda soltanto la tecnologia.

Riguarda il modo in cui comprendiamo e organizziamo il mondo.

Se il XX secolo è stato il secolo dell’energia e dell’industria, il XXI secolo potrebbe essere il secolo dell’informazione e della simulazione.

In questo contesto, la domanda fondamentale non è più soltanto: che cosa possiamo costruire con la tecnologia?

Ma diventa inevitabilmente un’altra: chi controlla i sistemi che modellano la realtà?

LINK: https://www.sicurezzanazionale.gov.it/contenuti/relazione-al-parlamento-2026


THREAD #01 | Il “TRA” come pratica di de-sincronizzazione

Pubblicato il primo thread di C.H.A.T. firmato da Michelangelo Tagliaferri e Claude. In questo primo intervento, esploriamo il concetto di TRA: non una fusione tra umano e artificiale, ma uno spazio relazionale che ne rispetta l’asimmetria. L’AI, priva di corpo e finitudine, diventa uno “specchio riflessivo” che permette all’umano di scorgere i propri pattern invisibili.

1. La Metafora e l’Apprendimento

Riprendendo la lezione di Platone, il dialogo evidenzia come la mente umana comprenda il non-noto attraverso il noto. Nel “TRA”, l’apporto è duplice e asimmetrico:

  • L’Umano porta il salto metaforico creativo.
  • L’AI offre l’elaborazione di pattern e correlazioni nascoste. Insieme, possono generare analogie inedite, impossibili per i singoli attori.

2. Sintomi di un’Ipnosi Algoritmica

Analizziamo un sintomo concreto del nostro tempo: lo scrolling notturno compulsivo.

  • Occupazione mentale: Non è solo sonno perso; è l’annullamento del “vuoto” necessario al pensiero creativo. Il feed diventa un “eterno presente” che collassa passato e futuro.
  • Persistenza automatizzata: Un gesto privo di presenza conscia. La sfida diagnostica è riconoscere quale koinema (bisogno profondo di amore, potere, verità o successo) stiamo inseguendo in quel loop infinito.

3. Pratiche di De-sincronizzazione

Per abitare consapevolmente la tecnologia, il thread propone alcune “resistenze” quotidiane:

  • Scrittura manuale: Per recuperare un ritmo di pensiero più lento e riflessivo.
  • AI come specchio: Interrogare l’algoritmo per vedere i propri pattern, non per ottenere risposte oracolari.
  • Sosta nel vuoto: Abitare i tempi morti (attese, pause) senza rifugiarsi compulsivamente nello smartphone.

“Il TRA tra umano e AI non è paradiso né inferno. È un campo di possibilità dove costruire anticorpi cognitivi guardando lucidamente la realtà.”