Per molte imprese il termine “infrastruttura di ricerca” può sembrare distante dalla realtà aziendale o legato esclusivamente al mondo accademico. In realtà le infrastrutture di ricerca rappresentano uno strumento molto concreto per innovare, migliorare i prodotti e accedere a tecnologie avanzate senza dover sostenere direttamente investimenti molto elevati.

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Le infrastrutture di ricerca sono laboratori, piattaforme tecnologiche, centri di prova, banche dati o sistemi digitali avanzati messi a disposizione da università, enti di ricerca, come il CNR- Consiglio Nazionale delle Ricerche, o consorzi pubblico-privati.

All’interno di queste strutture sono presenti competenze tecnico-scientifiche, inclusa la figura del Research Infrastructure Manager che, negli ultimi anni, si è affermata quale agente di facilitazione del dialogo tra mondo accademico e mercato.

Nell’ambito delle Infrastrutture di ricerca (IR) le imprese possono avere accesso a strumentazioni specialistiche e ambienti di sperimentazione per sviluppare nuove soluzioni o migliorare quelle esistenti.

Non sono solo tecnologie o strumenti, ma ecosistemi socio-tecnici che coinvolgono persone, organizzazioni e sistemi informativi

Per un’impresa, e più in generale per una organizzazione (es associazioni), e in maniera più impattante per una startup, accedere a un’Infrastruttura di Ricerca significa prima di tutto poter utilizzare tecnologie che spesso sarebbero troppo costose da acquistare o mantenere internamente: strumentazioni di laboratorio, sistemi di calcolo avanzato, piattaforme di analisi dei dati o ambienti di test possono essere utilizzati per sviluppare prototipi, verificare la qualità dei prodotti o sperimentare nuove applicazioni tecnologiche. Questo permette diridurre tempi e costi della ricerca e sviluppoe di portare più rapidamente sul mercato nuovi prodotti o servizi.

Un altro vantaggio importante è la possibilità di collaborare direttamente con ricercatori, tecnici e specialisti che lavorano all’interno delle Infrastrutture di Ricerca. Questa collaborazione consente alle imprese di accedere a competenze scientifiche molto qualificate e di affrontare problemi e sfide complesse con il supporto di chi lavora quotidianamente su tecnologie e metodi di ricerca avanzati.

L’accesso alle infrastrutture di ricercaè generalmente semplice e flessibile.

Le imprese possono utilizzarle attraverso accordi di collaborazione, progetti congiunti di ricerca e sviluppo, contratti di servizio per test e sperimentazioni, oppure partecipando a programmi di innovazione finanziati a livello nazionale o europeo. In molti casi sono previsti anche bandi o iniziative dedicate proprio alle imprese, in particolare alle piccole e medie aziende, per facilitare l’utilizzo di queste strutture.

I servizi di ricerca e l’accesso alle strumentazioni è organizzato in “Cataloghi” , uno strumento che viene mutuato dal mercato pur riferendosi ad attività accademiche. Un “Catalogo” è un sistema strutturato di descrizione e organizzazione delle risorse, dei servizi, dei dati e degli strumenti messi a disposizione da un’infrastruttura di ricerca, progettato per facilitarne la scoperta, l’accesso e il riutilizzo da parte della comunità scientifica (non solo dei ricercatori!).

Per le imprese, quindi, le infrastrutture di ricerca rappresentano unaporta di accesso concreta alla ricerca collaborativa e all’innovazionemultisettoriale. Consentono di sperimentare nuove idee, migliorare processi e prodotti e sviluppare soluzioni tecnologiche con il supporto di competenze e strumenti di alto livello, senza dover sostenere da sole tutti i costi e i rischi della ricerca. Le Infrastrutture di ricerca nazionali si aprono ad imprese e organizzazioni dedicando loro un percorso di collaborazione per rafforzare le attività di ricerca, sviluppo e innovazione attraverso modelli di partnership operativa e processi dicodesigndei servizi.

In Italia, l’Avviso 3264/21, con il finanziamento dell’UE (NextGenerationEU) e del PNRR, rifacendosi al Piano Nazionale Infrastrutture di Ricerca (PNIR) 2021 – 2027, ha contribuito a strutturare un ecosistema nazionale di Infrastrutture di ricerca, con una prospettiva di sostenibilità di dieci anni.

Sono state approvate 33 Infrastrutture di Ricerca italiane afferenti 6 diversi ambiti (fig 1): Data, Computing and Digital; Environment; Health&Food; Physical Sciences and Engineering; Social & Cultural Innovation; Energy (MUR,link).

Le Infrastrutture di Ricerca rappresentano, dunque, un’opportunità per rafforzare l’interazione tra ricerca pubblica, imprese e organizzazioni, promuovendo modelli di collaborazione capaci far evolvere l’innovazione del sistema-Paese.

(di Francesca Spataro https://orcid.org/0000-0002-3061-5159)